(titolo originale: Protect or plunder)
“Le normative sui brevetti sono il luogo di un elementare conflitto fra proprietà privata, creazione di monopoli e benefici privati, da una parte, e interesse pubblico e benefici della scienza e della tecnologia, dall’altra.”
Proprietà intellettuale, allo stesso tempo filosofia e mantra del commercio globale.
A diffonderne il credo, non è un caso, il Wto, l’organizzazione mondiale del commercio, espressione dei Governi occidentali e delle grandi corporations multinazionali. Su tutte, quelle chimiche e farmaceutiche. Che, forti dei loro brevetti su farmaci, sementi e organismi geneticamente modificati, controllano i mercati essenziali – sanità e agricoltura – per la vita stessa dei contadini e delle comunità indigene dei Paesi del Sud del mondo: Brasile, India, l’Africa tutta. E’ questa una nuova colonizzazione, ci dice Vandana Shiva. Sancita ufficialmente nel 1994 dai Trips, gli accordi sui diritti di proprietà intellettuale relativi al commercio, voluti dagli Stati Uniti e benedetti dal Wto. Accordi che accarezzano la logica dell’interesse privato e scansano quella del bene collettivo. E del sapere comune, quello secolare delle comunità indigene, che viene “saccheggiato”, e trasformato in proprietà privata dai “biopirati” dei giorni nostri. “La concessione di brevetti su farmaci derivati da sistemi medici indigeni ha ormai raggiunto le dimensioni di un’epidemia”, sottolinea l’autrice. Allora, non si tratta più di una mera questione economico-giuridica, ma di un “problema di rilevanza cruciale nella vita di ciascuno di noi”. In gioco, in un conflitto tra interesse privato e monopolio contro bene pubblico e condivisione del sapere, ci sono i diritti più elementari: alla sussitenza, alla vita.